Era il 1969 e “Woodstock” traghettò Joe Cocker nella leggenda con questa versione di “With A Little Help From My Friends” originalmente una canzone dei Beatles
L’Isola di Wight
Negli Stati Uniti c’era il festival di Woodstock, tre giorni di pace, amore e musica. In Europa c’era l’Isola di Wight, in Inghilterra. Per tre anni, dal 1968 al 1970, sull’isola confluirono non solo alcuni tra i più grandi performer dell’epoca, ma anche e soprattutto un pubblico variopinto, che vedeva in quella sorta di “Woodstock europea” la materializzazione degli ideali di pace e amore libero. La prima edizione si tenne in sordina nel 1968. Scopo: raccogliere fondi per un’associazione locale. Il gruppo di punta furono i T.Rex, l’unica band americana i Jefferson Airplane. Il concerto attirò 10 mila persone: non tantissime, ma era un inizio. Nel 1969 si fece il bis: la macchina organizzativa e le ambizioni del festival crebbero a dismisura. Il picco fu rappresentato da un concerto di Dylan visto da 100 mila persone, tra cui molti americani venuti in Europa in “pellegrinaggio” pur di vedere il cantautore. La più celebre edizione fu quella del 1970, ribattezzata la “Woodstock europea”, seguita da 600 mila spettatori e immortalata dal regista Murray Lerner nel film “Message To Love”. Vi parteciparono big del calibro di Jimi Hendrix (la sua esibizione fu però funestata da inconvenienti tecnici), i Doors di Jim Morrison nell’ultima capatina europea, i Who al massimo della forma col repertorio di “Tommy”, Miles Davis, Jethro Tull, Emerson Lake & Palmer, Free, Joni Mitchell, Ten Years After, Joan Baez, Moody Blues, Donovan. Alcune di queste esibizioni sono immortalate in dischi e dvd. Oggi l’isola, che si trova nell’Inghilterra meridionale al largo di Southampton, conta circa 130 mila abitanti ed è tornata ad essere la sede del festival che dal 2002 si tiene ogni anno nel mese di giugno. Ovviamente, lo spirito è diverso da quello di trentacinque anni fa. Il cerchio si è chiuso virtualmente nel 2004, quando i Who, grandi protagonisti dell’edizione del 1970, sono tornati a suonare a Wight.
(inutile dirvi che il video è quello dei Free all'Isola di Wight)
3 novembre 1967 – Il primo singolo dei Fleetwood Mac Il 3 novembre 1967 viene pubblicato un singolo dal titolo I believe my time ain't long. È firmato dai Peter Green's Fleetwood Mac, una band appena nata e praticamente sconosciuta ai più. Come molti altri gruppi del periodo nasce da una delle tante scissioni di quei Bluesbreakers di John Mayall divenuti con il tempo una palestra di strumentisti destinati a restare nella storia del rock. La compongono i chitarristi Peter Green e Jeremy Spencer, il batterista Mick Fleetwood e il bassista John McVie. Il disco segna l'inizio della storia di una delle band più longeve e turbolente del rock blues britannico. Ben presto il gruppo perde un pezzo del suo nome che diventa, più semplicemente, Fleetwood Mac. Nel 1968, dopo l'arrivo del chitarrista Danny Kirwan, i cinque ragazzi sono la prima band della storia a schierare tre chitarre soliste in formazione. Non è soltanto una curiosità, ma un cambiamento sostanziale. L'ingresso del diciannovenne Kirwan, infatti, determina un poderoso salto commerciale del gruppo. Alla fine dell'anno i Fleetwood Mac centrano con Albatross il loro primo grande successo di vendita che verrà ripubblicato più volte nel corso degli anni successivi. All'inizio degli anni Settanta la band sopravviverà anche all'abbandono di uno dei suoi "soci fondatori", Peter Green, che verrà sostituito da Christine Perfect, ex cantante dei Chicken Shack e futura moglie di John McVie. La forte personalità della ragazza caratterizzerà negli anni successivi la storia dei Fleetwood Mac. Dopo l'uscita di Green, infatti, il gruppo entrerà in una fase di generale riorganizzazione che culminerà nell'addio di un altro "socio fondatore", il chitarrista Jeremy Spencer, colto da una crisi mistica. La sua uscita, paradossalmente, sarà l'inizio di un nuovo salto di qualità nella band. Il vuoto riempito in un primo tempo da Bob Welch successivamente creerà le condizioni per l'ingresso in formazione di una giovane coppia non di primo pelo come Stevie Nicks e Lindsey Buckingham. Con loro i Fleetwood Mac perderanno parte delle caratteristiche più decisamente blues a favore di un'impostazione sempre più commerciale ed entreranno in una fase costellata da un lunga striscia di successi straordinari. I brani interpretati dalle voci di Christine Perfect McVie, Stevie Nicks e Lindsey Buckingham trasformeranno i Fleetwood Mac in una delle bands più vendute del mondo.
Qui sotto il video dei primi Fleetwood Mac in Albatross
Jethro Tull - Thick As A Brick-
Il leader dei Jethro Tull Ian Anderson nel 1972 intese di reagire alla moda dilagante delle suites interminabili e dei concept albums che non gli andava tanto a genio, trovando queste storie di armadilli cingolati (“Tarkus”, Emerson Lake & Palmer), terre grigiorosa (“In The Land Of Grey And Pink”, Caravan), Re Lucertola (Lizard, King Krimson) eccetera perlomeno grossolane, con questo lavoro che è la parodia di un concept album.
L’idea di base, inventata di sana pianta dal funambolico Ian, fu quella di un giovanissimo scrittore, tale Gerald “little Milton” Bostock, la cui opera letteraria va a costituire le liriche dell’album, per inciso così ciniche disincantate e corrosive da risultare del tutto inaccostabili ad un qualsiasi adolescente o preadolescente al mondo.
E siccome al tempo i Jethro erano sulla cresta dell’onda (Aqualung uscito l’anno precedente era andato alla grandissima), la loro forza contrattuale all’interno della casa discografica era assoluta, tale da poter vedere realizzate le richieste più eccentriche e costose per quest’album, quale è senz’altro la copertina dell’LP costituita da un intero giornale!
Naturalmente fittizio, con in testata un articolo sulle gesta del famigerato “piccolo Milton” e a seguire il resto, in perfetta simulazione, fino alle immancabili parole crociate dell’ultima pagina!
Thick As a Brick è un‘unica suite di oltre quaranta minuti, divisa in due parti ma solo per l’esigenza logistica, al tempo, delle due facciate dell’LP. Rispetto ad Aqualung c’è chi ci vede un ulteriore miglioramento ed affinamento dell’arte di questo grande gruppo, chi invece lo considera un mezzo passo falso, e comunque niente di paragonabile al capolavoro precedente, resta in ogni caso e comunque un grande lavoro!
Assolutamente da avere nei propri archivi in Vinile (meglio) o in cd.